lunedì 27 ottobre 2008

Salvare i popoli, non le banche

Viviamo una crisi strutturale del sistema capitalista. Non è il momento di pensare al suo salvataggio, ma di lavorare alla sua trasformazione. I popoli latinoamericani si sono visti obbligati, più di una volta, a soccorrere i banchieri a prezzo di sofferenze proprie. E' ora di cambiare la storia e non ripetere il recupero dei finanzisti. La nostra priorità sono le necessità popolari.

La crisi economica che deriva da quella finanziaria e che è in corso in questi giorni può prolungarsi per molto tempo. Non è possibile stabilire, seriante, il tempo che essa si manterrà né la forma del suo sviluppo, ma quello che si può dire è che è la più grave e profonda dal 1929/30, e che si propaga a una velocità molto maggiore di quella perché possiede un carattere globale.

C'è inoltre da dire che la crisi economico-finanziaria attuale ha luogo all'interno di un contesto di molte altre crisi, come quella degli alimenti, delle materie prime, dell'energia, dell'ambiente e persino di una crisi militare in cui non si scarta l'uso di armi di distruzione di massa.

L'economia nordamericana, a motivo dei suoi tre debiti (privato, pubblico e con l'estero) si trova a rischio di forte instabilità. La sua egemonia economica è indebolita e messa in discussione. La sua egemonia geostrategica sopravvive, sebbene abbia subito significativi rovesci. Per le stesse ragioni, il momento attuale è particolarmente pericoloso per tutta l'umanità, dato che gli USA non rinunciano alla propria egemonia e al proprio dominio unipolare nei vari campi. Questa nazione cerca addirittura di mantenere la sua egemonia ideologica e culturale, che senza dubbio è stata danneggiata dalle contraddizioni che sorgono dalla stessa crisi, a livello interno e con i suoi alleati

A partire dalla crisi, si acutizzerà la contraddizione antagonistica con il capitalismo su scala globale. Si apre un lungo periodo di convulsioni i cui esiti sono aperti. Le classi domininanti cercheranno di ricostituire il sistema con maggiori livelli di sfruttamento dei lavoratori, che dovranno rafforzare le proprie organizzazioni per affontare questa aggressione. L'America Latina è stata il subcontinente che ha opposto maggior resistenza al neoliberismo, ed è stata scenario di grandi ribellioni popolari. L'esperienza sociale e politica accumulata in alcuni dei nostri paesi può marcare un cammino nell'articolazione di questa necessaria risposta.

I governi neoliberisti e social-liberisti della nostra regione, gli ancor chiamati "progressisti", manterranno la propria fede nella logica del capitale, e il loro intervento cercherà di preservare il funzionamento del mercato capitalista e il dominio delle imprese multinazionali che occupano i nostri territori. Permetteranno il fallimento di questa o quella grande impresa speculativa o produttiva, ma interverranno immediatamente a favore di quelle che possono porre a rischio la logica del capitale nell'ambito della loro nazione. Ciò significa che continueranno a permettere e a promuovere la voracità del profitto, richiesta dai menzionati capitali. La crisi di bilancio dello Stato si approfondirà riducendo l'investimento pubblico, la spesa sociale e i sussidi.

Queste politiche incrementanno ancor più la disoccupazione, la precarietà del lavoro, la riducione di salari e pensioni, col che aumenterà la povertà, la miseria e l'escusione sociale.

Tuttavia, vi sono in America Latina governi che, senza necessariamente proporsi una rottura completa con il sistema del capitale, cercano di trovare politiche capaci di gestire in maniera diversa le inevitabili conseguenze della crisi mondiale nelle loro nazioni.

In qualunque di queste circostanze i lavoratori e i movimenti sociali devono concquistare e preservare la propria indipendenza di fronte agli stati e lottare con decisione contro le politiche antipopolari che cercano di trasferire i costi della crisi dal capitale al lavoro, e dai paesi centrali a quelli periferici.

Per questo abbiamo bisogno di definire un percorso della politica economico-sociale all'interno di una strategia di sopravvivenza e resistenza dei settori popolari, in particolare dei lavoratori, per il difficile periodo che si avvicina, accompagnata da un'offensiva ideologica contro il sistema capitalista che mostra con questa crisi la sua assoluta incapacità di attendere alle necessità dei nostri popoli.

Proponiamo dunque questo insieme di misure di politica economica:

  1. E' urgente e indispensabile la custodia del sistema bancario privato, che, dipendendo da ogni paese, può attuarsi per controllo, intervento o nazionalizzazione senza indennizzo, secondo il principio di non statalizzare debiti privati né restituire questi attivi a mano private.
  2. Controllo e blocco dell'uscita dei capitali per evitare la loro fuga.
  3. Centralizzazione e controllo del cambio attraverso politiche di cambi multipli e differenziati.
  4. Moratoria e immediata verifica del debito pubblico, liberando risorse per far fronte a necessità sociali.
  5. Controllo dei prezzi dei prodotti di base.
  6. Mantenimento e recupero dei salari reali dei lavoratori, associato a una politica di imposizione progressiva che colpisca il capitale e soprattutto la speculazione.
  7. Politiche di protezione e incentivo al mercato interno e alle attività economiche ad alta generazione di impiego. A questo fine l'investimento pubblico gioca un ruolo fondamentale.
  8. Indennità di disoccupazione e politiche di protezione sociale dei lavoratori disoccupati e informali.
  9. Rinazionalizzazione delle imprese strategiche. Nazionalizzazione delle grandi imprese private in processo di fallimento. Recupero del controllo nazionale delle risorse naturali.
  10. Promozione di una integrazione regionale al servizio dei popoli e non del capitale.
Queste misure immediate costituiscono una risposta al dramma sociale che la crisi impone, e daranno il via a trasformazioni che, per attuarsi con pienezza, richiedono che si avanzi verso un orizzonte socialista.

Salvare i popoli, non le banche, è questo l'obiettivo della Società latinoamericana di Economia Politica e Pensiero Critico di fronte alla crisi e alle sue conseguenze sociali.

Buenos Aires, 23 ottobre 2008
Giunta Direttiva della SEPLA

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